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Intervista a Lilli Totaro, Marketing & Licensing
della Mafrat (www.mafrat.com).
All’interno dei Percorsi di Accompagnamento Personalizzato (PAP)
sarà il Mentore della start up Vinoled
.

Di Valentina Parente

Leader nel settore dell’abbigliamento da bambino e attiva sul mercato da oltre 70 anni, Mafrat gestisce oggi My Collections, marchio di proprietà, e otto brand in licenza: da Ferrari Junior a Ferrè, da Biagiotti a Ducati. L’export rappresenta più del 60% del fatturato aziendale. Negli ultimi anni, Mafrat si sta dedicando con ottimi risultati al "Progetto Retail": i negozi sono dei veri e propri “Factory Stores” in cui sono presenti i brand che l’azienda produce e distribuisce.

Dott.ssa Totaro, la Mafrat esiste dal 1945 e ai suoi vertici si sono succedute tre generazioni della famiglia Totaro. Come avete gestito il cambio generazionale? Come è cambiata in questi 70 anni la vostra
azienda?

In realtà in questo momento siamo in pieno passaggio generazionale: io e i miei cugini stiamo acquisendo ruoli chiave in azienda, ma siamo ancora sostenuti dai nostri genitori che, pur lasciandoci carta bianca in molti processi decisionali, sono pronti ad intervenire o a far sentire la propria voce. Questa è la fase del confronto, fortunatamente fino ad ora è stato sempre costruttivo.

L’azienda in questi anni si è trasformata più volte e la lungimiranza delle generazioni precedenti alla mia l’ha resa “camaleontica”, adattandola ad un mercato estremamente mutevole. A livello puramente organizzativo, negli ultimi anni, stiamo gradualmente inserendo figure manageriali di alto livello che si stanno affiancando ad una gestione che fino ad ora era stata familiare.

La sua azienda ha saputo coniugare l’antica maestria artigiana a tecniche d’avanguardia. Quanto destinate a ricerca e sviluppo? Puntare sull’innovazione può essere uno strumento decisivo per vincere la concorrenza dei paesi BRIC?

Lavoriamo nel mondo della moda, dunque la ricerca costante è nel nostro DNA. Ultimamente però la parola “innovazione” è diventata troppo di moda. Non sono per l’innovazione ad ogni costo, o meglio, credo che si possa trovare innovazione anche nella tradizione. Preferisco dunque parlare di innovazione in senso lato, innovare è anche, come accennavo prima, il saper gestire il cambiamento.


Lei è anche Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Bari-Bat. In Italia sono poche le aziende in cui le donne ricoprono ruoli apicali. Qual è la sua esperienza in questo senso? Secondo lei, quali interventi sarebbero necessari per migliorare la situazione?

Lavoro in un’azienda in cui il 75% dei lavoratori è composto da donne, dunque, confesso che non ho mai sentito il problema delle “quote rosa” come primario. Noi donne siamo state geneticamente programmate per essere multitasking, gestendo più situazioni contemporaneamente. Questa caratteristica (più che un merito, è un’attitudine), da un punto di vista lavorativo si traduce spesso in maggiore efficienza e totale ottimizzazione del tempo.

Siamo a volte penalizzate da un’imperante cultura dello stacanovismo tutta maschile e tutta italiana, secondo la quale la quantità del tempo dedicato al lavoro vale più della qualità dello stesso. Il trattenersi fino a tarda ora in ufficio, però, non significa necessariamente essere più dediti di chi, dopo le canoniche otto ore, è già fuori, ma in alcuni casi sottintende solo l’essere più lenti. Resta il fatto che il non mettere la carriera al primo posto, a volte, è solo il frutto di una libera e consapevole scelta.


La start up che lei affiancherà in qualità di Mentore si chiama Vinoled e si occupa di produzione di borse lavorate a mano in stile vintage con elementi hi-tech. A suo avviso, quali sono le principali caratteristiche di cui deve essere dotato un imprenditore?

Un imprenditore deve essere visionario e “resiliente”: quella che per gli ingegneri è la capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi, per noi diventa l’abilità di andare avanti, di ricostruire. Nonostante la crisi. Nonostante tutto.