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Intervista a Cosimo Distante, Chief Scientific Officer & Founder di Taggalo (www.taggalo.co.uk/new ). All’interno dei Percorsi di Accompagnamento Personalizzato (PAP) sarà il Mentore della start up Family Up.

di Valentina Parente


Spin- off del CNR, Taggalo è un sistema in grado di valutare l'impatto delle pubblicità audiovisive presenti nelle stazioni e nei luoghi affollati, una soluzione valida per misurare il ritorno reale per chi investe in questo tipo di promozione. Nel 2011 Taggalo ha vinto il PNI-Premio Nazionale dell’Innovazione - Working Capital.

Dott. Distante, voi avete immaginato e realizzato uno strumento per colmare un gap tecnologico, nell’ambito della comunicazione digitale, non esistente sul mercato. Come avete finanziato la vostra attività di ricerca? Avete trovato degli interlocutori negli Enti Pubblici o vi siete affidati alla finanza privata?

Taggalo nasce da attività di ricerca di tipo “curiosity driven”, vale a dire attività non previste e non finanziate secondo lo schema classico dei finanziamenti di ricerca industriale, ma grazie alla visione di due ricercatori, il sottoscritto e l’Ing. P. Carcagnì, ora afferenti alla nuova struttura di Lecce dell’Istituto di Scienze Applicate e Sistemi Intelligenti del CNR, a sperimentare un’innovativa tecnologia ottica per il mercato della cartellonistica pubblicitaria digitale (Digital Signage). Questo settore soffre ancora oggi del problema di comprendere il ritorno degli investimenti: non è possibile comprendere chi guarda, per quanto tempo e se il televisore funziona o meno, considerando che il network di schermi gestiti da un singolo soggetto possono andare da 1000 a 15 o 20 mila sparsi in tutto il mondo. Risulta pertanto difficile derivare delle metriche di gradimento per le pubblicità visualizzate su ciascuno schermo, cosa che altri canali, come il mobile e l’online advertising, fanno. Il progetto che abbiamo messo su è partito quindi con piccoli residui di fondi di ricerca: non era un progetto ad elevato costo, poiché si trattava di sviluppare un minimo di elettronica e software di intelligenza artificiale. Successivamente abbiamo vinto il PNI, che ci ha permesso di far divenire il prototipo un prodotto di mercato. Nel tempo il progetto si è modificato, perché oggi non abbiamo un solo prodotto: abbiamo visto che quanto sviluppato inizialmente veniva e viene tuttora richiesto per le vetrine dei negozi. La nostra tecnologia low-cost è in grado di capire e descrivere chi è di fronte a una vetrina o a uno schermo in termini di età, sesso, etnia (a breve anche le emozioni), tutto in maniera assolutamente anonima.
Il ruolo del CNR è stato molto importante, perché ci ha aiutati a incubare l’azienda. Ci siamo rivolti anche a finanza privata per scalare il mercato ed avviare la produzione di massa. Da qualche giorno un pool di investitori privati che conoscono molto bene il mercato di riferimento (tengo a precisare che non sono Business Angel o VC istituzionali) ha aderito a Taggalo.

I progetti di ricerca vengono realizzati secondo logiche e strutture molto diverse dai business plan per mettere su un'azienda. Come si trasforma una buona idea in un business redditizio? Quali sono le strategie da seguire?

Per noi ricercatori non è stato semplice redigere un business plan: i progetti di ricerca hanno un format diverso da quello legato al business. Per questo è importante fare squadra con chi ha le competenze per sviluppare il business. Noi abbiamo da subito individuato nel nostro CEO Luca Nestola, esperto del settore, la persona che potesse sviluppare il business, che va dalla ricerca dei clienti potenziali alle azioni di marketing e fund raising. Successivamente abbiamo coinvolto nella partnership dell’azienda Paolo Guida, esperto di finanza e già financial manager di successo con la sua precedente esperienza in un’altra startup, che ha attratto interessanti finanziamenti da un venture capital istituzionale italiano.

Taggalo ha vinto nel 2011 il Premio Nazionale dell’Innovazione. Come avete investito il premio che vi è stato assegnato?

Il PNI è stato di fondamentale importanza per partire: senza quello slancio, sarebbe stato più complicato, perché trasferire il prototipo dal laboratorio di ricerca ad un prodotto ready-to-market richiede competenza di mercato e di tecnologia, ma anche risorse finanziarie importanti. Con il premio abbiamo potuto avviare attività di sviluppo in outsourcing, affidandoci ad aziende esperte di embedded computing. Successivamente il voucher spin-off della Regione Puglia erogato dall’ARTI, ci ha permesso di brevettare a livello internazionale e avviare consulenze di sviluppo del mercato oltre oceano.

La start up che affiancherà si chiama Family Up e si occupa di raccolta di informazioni su luoghi di interesse culturale e ricreativo family friendly, attraverso un portale web. Lei ha avuto mentori nella sua formazione professionale? Quanto è importante l’attività di Mentoring?

Abbiamo avuto un mentore solo per redigere il business plan durante la Start Cup CNR-IlSole24Ore. L’opportunità di avere un mentore è molto importante, perché può stimolare l’attenzione su aspetti che non sono stati messi a fuoco in maniera opportuna nello sviluppo della value proposition. Può permettere di valutare l’idea in maniera molto critica sulla base dell’esperienza pregressa del mentore, consentendo di sviluppare meglio il modello di business.