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Intervista a Gaetano Di Marzo, Direttore Tecnico della FAVER (www.faver.net). All’interno dei Percorsi di Accompagnamento Personalizzato (PAP) sarà il Mentore della start up Riuso delle acque Reflue.

di Valentina Parente

 

Alla fine degli anni ‘70 nasceva FAVER, azienda industriale che ha raggiunto nel Sud dell’Italia un ruolo di primo piano nella realizzazione di infrastrutture idrauliche per il potabile e per l’irrigazione, nel trasporto e trattamento delle acque, specializzandosi nel consolidamento di gallerie idrauliche ed in altre discipline meccaniche ed elettromeccaniche. Di recente è nato anche l’impegno nelle energie rinnovabili, che ha visto l’azienda collaborare alla progettazione e realizzare numerosi impianti idroelettrici destinati a sfruttare le riserve di energia idraulica disponibili lungo le reti pugliesi di acquedotto, oltre che al ripristino di vecchie centrali.


Ing. Di Marzo, negli ultimi trent’anni la FAVER ha contribuito alla realizzazione di alcune fra le più importanti opere d’ingegneria idraulica del Mezzogiorno.  Come sono nate le collaborazioni con le più importanti società pubbliche e parastatali nel settore delle opere pubbliche? Oggi sarebbe stato possibile?


Fin dai tempi della costruzione dei grandi acquedotti pugliesi e lucani (Pertusillo e Sinni - anni 70 – Progetto Speciale 14 della Cassa per il Mezzogiorno), il fondatore dell’azienda, Ciro Antonio Ruggiero, ha lavorato al seguito dei grandi gruppi italiani – Finsider, Montubi, Vianini – per imporsi come qualificato partner industriale nello specifico settore dei trattamenti anticorrosivi e dei montaggi meccanici. Parliamo degli anni in cui già si sperimentava quello che oggi chiamiamo il metodo del General Contractor. Con grande intuizione, il Ruggiero ha reso disponibili le proprie risorse e le personali capacità imprenditoriali a queste strutture, ritagliandosi uno spazio lavorativo qualificato e confrontandosi con competitori di livello nazionale. Una storia di successo che ha visto importare vernici e cicli di lavorazione da partner americani (Porter Coatings Inc.), in modo da offrire prodotti innovativi al mercato, per poi vederli applicati nel prestigioso tubificio Italsider di Taranto e prescritti da Snamprogetti sugli acquedotti più importanti: materiali e metodi diventati standard di fatto nelle realizzazioni di quasi tutte le condotte di grande e medio diametro costruite in Puglia e Basilicata, di parte del Molise e dell’Irpinia, ed ancor oggi richiamati nei capitolati d’appalto. Attualmente, norme sempre più restrittive costringono le stazioni appaltanti a rivolgersi al mercato cercando soprattutto il risparmio. L’augurio è di potersi cimentare ancora in una competizione basata sull’esame di proposte derivate dall’esperienza e dalla specializzazione, dove si possa trovare la giusta continuità del lavoro, della collaborazione e dell’impegno di carattere tecnico e sociale che l’azienda FAVER ha sempre mostrato di possedere.


L’Italia sta tentando di uscire dalla crisi ma i fondi destinati alle opere pubbliche sono ancora bloccati, il Sud sconta un grave ritardo sulle infrastrutture rispetto al resto del paese. Come siete sopravvissuti a questa situazione? Chi sono ad oggi i vostri clienti?


I clienti principali sono stati e rimangono le amministrazioni pubbliche che gestiscono le risorse idriche, dalle sorgenti alla depurazione dei reflui. A queste si aggiungono clienti privati che, invece, hanno rapporti soprattutto con la nostra divisione aziendale che opera in campo metalmeccanico, da sempre impegnata nella costruzione di strutture metalliche. Negli ultimi anni sono cresciute le richieste di torri eoliche, di valvole industriali di grande diametro per acqua, gas ed altri fluidi, destinate anche alle acciaierie, nonché di apparecchiature idrauliche per la regolazione dei corsi d’acqua.Nel recente periodo non parlerei di sopravvivenza, ma di consapevolezza dei rischi che la condizione internazionale ha prodotto, aspetti che l’impresa ha valutato ricalibrando i propri costi ai periodi di contrazione della domanda.  La crisi di risorse disponibili non ha modificato il nostro ruolo di partner affidabile e leale nei confronti delle pubbliche amministrazioni con cui intratteniamo rapporti decennali, anche se ha visto ridurre le occasioni di lavoro, a fronte di un’esagerata crescita di una concorrenza spesso poco qualificata, che pratica sconti esagerati. Impegno e competenza hanno coinvolto l'azienda nella riorganizzazione delle funzioni e delle potenzialità interne, con la ferma volontà di conservare un ruolo di primo piano nel proprio settore di attività. Disponibilità e collaborazione, confronto tecnico e culturale: sono le linee che hanno guidato i comportamenti e raccolto risultati anche economici negli ultimi anni, che hanno consentito di mantenere i livelli occupazionali nell’interesse della collettività.


Per competere in un mercato sempre più globalizzato è necessario proporre novità e soluzioni sempre più attrattive e al passo con i tempi. Quanto investe la FAVER in innovazione? Lungo quali traiettorie viaggia il futuro della vostra azienda?


L’azienda ha investito in termini di formazione del proprio personale, consapevole che l’innovazione dei processi e dei metodi si raggiunge con la collaborazione e i suggerimenti di tutta la forza lavoro. Come ho accennato, le proposte innovative hanno preso corpo già all’inizio dell’attività; negli anni a seguire ho visto con soddisfazione brevettare sistemi nati in azienda per la riparazione delle grandi condotte, apparecchi per la misurazione dei livelli nelle vasche di fognatura ed altri modelli di utilità. L’evoluzione della tecnica informatica verso l’automazione spinta dei processi e dei controlli oggi vede impegnati i gestori pubblici in investimenti cospicui che interessano le reti e gli impianti, adottando sistemi computerizzati e software di modellazione sempre più sofisticati a supporto delle decisioni. La FAVER segue questo cambiamento investendo in nuovi processi interni e innovando i metodi fin qui adottati. Perseguire la strada della conoscenza per il miglior posizionamento sul mercato di riferimento, impone, poi, grandi investimenti e disponibilità di risorse umane e l’inserimento di giovani ad alto potenziale creativo per virare verso un’organizzazione flessibile e in linea con i più moderni dettami del mondo produttivo. Il continuo percorso evolutivo, non solo ha portato l’azienda a livelli di competenza e credibilità riconosciuti dai vari attori del territorio e oltre, ma ha anche permesso il conseguimento di qualifiche e certificazioni obbligatorie e volontarie (SOA, QUALITA’-SICUREZZA-AMBIENTE, OHSAS e così via).


La start up che lei accompagnerà, Riuso delle acque Reflue, sta lavorando su un sistema di telecontrollo e telegestione degli impianti e delle apparecchiature. Che consiglio darebbe agli imprenditori del domani? Secondo lei l’Italia è un paese che favorisce l’autoimprenditorialità?


Ho apprezzato l’idea e l’applicazione che se ne vuole trarre per qualificare il riutilizzo delle acque depurate e affinate - come si dice in gergo tecnico - a scopo irriguo. Il telecontrollo e la telegestione sono ormai nella pratica corrente dell’automazione degli impianti e quella ipotizzata può essere apprezzata dal mercato agricolo, molto attento al risparmio, anche perché già sostenuta da una qualificata e attenta impresa locale. I giovani imprenditori di oggi devono sfruttare la giovinezza delle proprie idee e fare di tutto per agganciarle a strutture esperte che possano sostenerne la crescita. Passione e orgoglio personale devono fornire il sostegno e l’alimentazione naturale, che possono far germogliare le idee e le applicazioni. Un consiglio: se il mondo della ricerca accademica tende a pubblicare i suoi risultati, il mondo reale cui deve guardare il giovane imprenditore deve pubblicizzare i suoi risultati, con ogni mezzo, rivendicando anche i successi iniziali e tutelando la proprietà intellettuale dell’idea. Nel nostro Paese, essere imprenditori di se stessi è complicato e difficile. Un suggerimento: alla solitudine di una partenza bisogna sostituire al più presto la numerosità di un gruppo attentamente costruito.