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Intervista a Antonio Sacchetti, amministratore di Tera (www.terasrl.it/it). All’interno dei Percorsi di Accompagnamento Personalizzato (PAP) sarà il Mentore delle start up Niteko e Idea 75.

di Valentina Parente


Tera è una giovane PMI nata da un gruppo di ingegneri e manager operanti nel settore delle energie rinnovabili e dell’elettronica. Il focus aziendale è incentrato sul concetto di efficienza energetica, come elemento pervasivo e linea guida dei progetti e delle attività della società. Attraverso l'ideazione, la progettazione e l'ingegnerizzazione di servizi e prodotti innovativi, TERA opera per diffondere gli strumenti più efficaci per migliorare l’efficienza nelle infrastrutture, nei dispositivi e nelle abitudini d’uso.


Dottor Sacchetti, la sua azienda si occupa di efficienza energetica. Chi sono i suoi clienti? Ha più richieste da soggetti imprenditoriali o da persone singole?

Allo stato attuale le attività generano affari prevalentemente in termini di “B2B”, quindi forniamo servizi richiesti prevalentemente da aziende; tuttavia, stiamo lavorando da diverso tempo al lancio di un bundle prodotto/servizio che sarà rivolto al mercato delle piccole imprese e dei “consumer”.

Quanto è importante lavorare sul concetto culturale del risparmio energetico? L’Italia come si posiziona a livello internazionale rispetto alla sensibilità per questi temi? È un paese all’avanguardia o sconta un ritardo nell’adozione di queste pratiche virtuose?


Al momento, più che importante è proprio fondamentale; la fase del coinvolgimento culturale è indispensabile, a nostro avviso, per aprire il mercato, dopodiché è anche possibile che ci siano delle killer application capaci di creare business massivo anche a prescindere. A livello industriale l’Italia è messa molto bene su alcuni segmenti impiantistici, non avendo niente da invidiare a livello non solo europeo, ma addirittura mondiale. A livello “consumer” , si deve considerare che storicamente queste tematiche hanno un terreno più fertile tipicamente nel nord Europa e nei paesi freddi, dove il tema dei consumi energetici invernali ha chiaramente un impatto maggiore sull’economia domestica; tuttavia, vi è in Italia una crescita della consapevolezza dei margini di risparmio complessivi, nell’intero ciclo annuale, e in questo senso gioca un ruolo anche il costo energetico che in Italia è ancora un po’ maggiore della media europea.  Possiamo parlare di lieve ritardo, assolutamente non drammatico, anzi tale da poter essere recuperato anche in tempi brevi.

 
Il background societario e lo staff dell'impresa caratterizzano Tera come una società "knowledge-intensive". Ci spiega esattamente cosa vuol dire?

Semplificando potremmo dire che “non siamo capital intensive”. Ma provo a spiegare meglio.  L’offerta di Tera è, in generale, competitiva ed, in particolare, innovativa, per via di un elevato valore aggiunto dovuto a forti competenze ed esperienze delle risorse umane su cui l’azienda si basa. Oggi questo si traduce in soluzioni, spesso custom, ovvero una serie di decisioni operative che i nostri clienti implementano, sia internamente alle loro aziende che direttamente nel loro business, grazie al “pacchetto di informazioni” che Tera è in grado di dare, sotto forma sia di documenti sia di servizi continui e prodotti. Tutto ciò implica una prevalenza di investimenti in conoscenze (cioè in capitale umano) rispetto agli investimenti in beni materiali: non servono macchinari costosi, ma persone la cui preparazione è “costosa” e, soprattutto, difficile da replicare. In futuro parte di quanto oggi offriamo come soluzione diventerà prodotto/servizio venduto ad una platea di clienti più ampia, grazie a un processo di standardizzazione di alcune delle nostre soluzioni. Questo sposterà, ma solo in parte e senza invertirlo, il rapporto fra “knowledge” e “capital”.

 
In qualità di Mentore lei affiancherà due start up che vorrebbero operare in questo settore. Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato nella fase di start up? Quanto tempo è passato prima di rientrare dall’investimento inziale e ottenere utili?


Parlando di imprese, nella fase di startup la difficoltà è concretizzare idee e soluzioni in opportunità di business e quindi conservare nel tempo quel business facendolo crescere. Qualcuno deve iniziare a pagare di tasca propria per ricevere qualcosa in cambio dall’azienda; e quando si tratta di una nuova azienda questo è ancor meno scontato... Tutte le difficoltà possono essere ricondotte a questa. A seconda poi dei settori e del tipo di business, possono essere individuate difficoltà specifiche: ad esempio, nel team che compone l’azienda, dove le principali responsabilità devono essere sempre ben individuate e/o apparire esternamente. Un’altra difficoltà può risiedere nella condivisione (con gli shareholder ma anche con gli stakeholder tutti) di un “sistema di misura” dell’andamento aziendale complessivo, in assenza del quale diventa facile andare allo sbando anche quando sembra di aver finalmente avviato l’azienda. Il problema finanziario, sempre importante, spesso anche ostacolo insuperabile per certi business meno “innovativi” (insieme alla barriera costituita dal “brand”),  viene dopo in termini di importanza, ... il che la dice lunga sulla difficoltà di fare impresa!